Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, da quando si esibiva come one man band - voce, chitarra, armonica, kazoo... - sfoderando un repertorio al fulmicotone: quello che nel corso degli anni Settanta lo rese la più popolare rockstar italiana, capace di riempire stadi interi da solo. Erano i tempi di dischi come Non farti cadere le braccia, I buoni e i cattivi, Io che non sono l'imperatore, La torre di Babele, Burattino senza fili, Sono solo canzonette... Una sequenza impressionante.
Dopo di che Edoardo Bennato ha preso fiato, concedendosi il lusso di altre "canzonette" (Viva la mamma) e persino un inno nazionalpopolare (quelle Notti magiche celebrate con Gianna Nannini in piena febbre mundial per Italia 90), salvo poi nascondersi addirittura dietro l'alter ego blues Joe Sarnataro.
Un modo come un altro per riaffermare la propria vocazione a essere sempre e comunque personaggio scomodo e schivo: un divo renitente. Resta però ancora oggi intatta la forza dei brani che lo hanno reso celebre. E tanto basta.
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