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Festival
TRAFFIC 

JOURNAL

Giorno Quattro, 14 Luglio 2007

luglio 15, 2007 10.30 by Tommaso Labranca

Ciao.

Ve lo dico ora che magari state ancora dormendo. Sarete andati a letto mentre io già facevo colazione in una deserta Breakfast Room d'albergo, approfittando di quell'ora metafisica per prelevare dal buffet e intascare parecchie monoconfezioni di marmellata ai mirtilli. Vi sarete coricati dopo aver visto il sole levarsi sui Murazzi, soddisfatti della performance di Violante Placido come dj. D'altronde, anche un'obesa Wanna Marchi vendeva dimagranti. Viviamo l'era della non-specializzazione.

Vi dico ora ciao, tramite quest'ultima pagina di diario elettronico. A qualcuno ho detto ciao e anche grazie per sms. Perché sono un debole e detesto vedere le cose finire.

"Il momento della giornata che preferisco è il crepuscolo", disse una volta Battiato in una intervista. Anche per me è così e non solo quando si tratta di momenti della giornata, ma in ogni caso. Il crepuscolo è quel momento in cui sai che qualcosa sta per finire, ma non si è ancora spento del tutto. Il crepusolo ha la malinconia della fine, ma non la sua tragicità. Il crepuscolo del film è la colonna sonora che inizia a crescere d'intensità, ma non ancora i suoi titoli di coda. E' andarsene prima del caffè.

Allora, proprio per evitare gli abbracci e i brindisi, gli smontaggi e i titoli di coda sono andato via appena annusato il crepuscolo del concerto di Battiato. Stavano levandosi le ovazioni per l'ultimo pezzo con i Subsonica che io già scappavo dall'uscita segreta in fondo al recinto per i backstagisti.

Ho attraversato rapidamente il parco della Pellerina, passando per l'ultima volta lungo il Viale del Colesterolo. Quel Boulevard dei Grassi Idrogenati segnato da un unico infinito bazar del panino alla porchetta in grado di segnarti due volte: rivestendoti le arterie di micidiali LDL e patinandoti gli abiti di un aroma d'accampamento unno difficile da mandare via. Ma ieri sera c'erano anche le polveri sottili della malinconia che si depositavano su di me insieme all'acidità del fritto.Prosegue...

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Giorno Tre, 13 Luglio 2007

luglio 14, 2007 10.30 by Tommaso Labranca

In questa edizione di Traffic convergono tre città e tre animali. Due sono bestie possenti e decise: il Toro e l'Orso. Bestie concrete e con le zampe per terra che al mattino si alzano e vanno a lavorare a piazza Affari o Wall Street, dove hanno un impiego come simbolo dell'andamento delle Borse.
Il terzo animale-simbolo dovrebbe essere la sirena Partenope. Ma la sirena bestia non è, ossia lo è per metà, per il resto è quasi umana. Approfittando di questa sua doppia natura ` riuscita a eludere sia i cataloghi di zoologia sia le Pagine Bianche. Si è iscritta invece in un evanescente registro mitologico ai cui appartenenti la giunta Bassolino pare garantisca trattamenti di favore nel quadro dei concorsi regionali proprio in virtù della loro precarietà esistenziale.

E già un tempo Partenope fu al centro di un duro attacco per la scarsa trasparenza che le fece vincere un ulteriore concorso comunale durante il quale oltre 9000 bestie mitologiche si contendevano un solo posto di simbolo cittadino. Partenope raccontò una tragica storia d'amore e morte: perdutamente innamorata di Ulisse e da questi rifiutata, si gettò in mare, annegando nel golfo di Napoli. Vinse subito il concorso, tra le lacrime dell'intera giuria commossa.

Ma ancora si ricorda l'aspra battaglia moralizzatrice capitanata subito dopo dalla Lega Nord, la cui candidata, la dea celtica Bo Find a forma di vacca, era stata esclusa dal concorso. "Ma come?" tuonò l'onorevole Calderoli. "Una sirena, una che per metà è pesce, si butta in mare e muore annegata? Sempre i soliti finti invalidi! Sempre la solita truffa alla napoletana!"

Lo scandalo, invece che nuocere, segnò il definitivo trionfo per la sirena Partenope. Come ha detto il sindaco Rosa Russo Jervolino in una sua recente partecipazione a "Porta a Porta": nessuno meglio della sirena Partenope potrebbe rappresentare la doppia natura della città, avvenenza e mostruosità, realtà e fantasia, adulazione e inganno. E poi quella minima dose di omertà che non guasta mai. Il Toro di Torino e l'orso (Bär) di Berlino sono troppo vincolati onomanticamente alle proprie città. La sirena, se accusata, può agevolmente discolparsi: "Io sono Sirena, quella è Napoli… non abbiamo che una sola sillaba di contatto."

Così, forte di un incarico che nessuno le toglierà mai, la sirena Partenope ha fatto la sua comparsa nella parte letteraria di Traffic, ospite del Toro che le ha messo a disposizione i Giardini Reali. In due giorni ha presentato separatamente la sua doppia natura. Ieri, venerdì, è; salita sul palco la parte femminile, Valeria Parrella. Scrittrice brava nella sua compostezza multipla di scrittura, pensiero e lettura. Mai eccessiva nell'esposizione, meditativa prima che accusatoria. Si alternava nelle letture ai brani eseguiti da Raiz, anch'egli composto, quasi sognante. Due risposte spiazzanti a chi ha sempre l'idea degli artisti napoletani come masanielli sudati e urlanti.
Valeria Parrella è vagamente sirena anche lei, con quello strano animale doppio mosca+balena che ha segnato il suo successo letterario. Valeria è una miniaturista di interni napoletani, non una violenta affrescatrice dei soliti scenari di sfacelo e scandalo. Ma le sue miniature riflettono come piccoli specchi quegli stessi scenari di sfacelo e scandalo che, proprio per il modo inatteso in cui arrivano a noi, hanno la capacità di persistere più a lungo nella memoria. Prosegue...

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Giorno Due, 12 Luglio 2007

luglio 13, 2007 10.30 by Tommaso Labranca

Il suo vero nome è Ciro Sorrentino. Ma in onore di questo festival lo chiamerò Ciro@Torino. Dedico a lui questa pagina di diario.
Ciro ha 23 anni ed è originario di Napoli. Napoli e basta. Non ho mai capito perché i napoletani e i newyorchesi devono specificare sempre anche il quartiere di provenienza. Da cinque anni è in Polizia, da due si trova @Torino e stasera è di servizio al concerto dei Daft Punk.

Ciro@Torino è al di quà della barriera che segna il backstage, nettamente staccato dal gruppetto dei colleghi. Nell'oscurità del retropalco è in piedi e fronteggia cinquantamila (almeno) esagitati, illuminati dai fasci bianchi del lunapark daftpunkiano. Stretti in una marmellata umana che come la marmellata sobbolle, sobbolle come il mare agitato, ma invece di bolle d'aria o spuma rompe la superficie con mani che si alzano a segnare il tempo. L'unico movimento possibile in quella massa è un pulsare verticale.

Ciro@Torino resta immobile. Ricorda quei soldatini anonimi che riempiono capitoli minori di storia patria rinascimentale con i loro edificanti aneddoti al limite della balla. A volte, quando ti muovi a caso nell'urbanistica perpendicolare torinese, ti spunta di fronte un monumento risorgimentale al centro di una piazza. In cima alla massa di granito che emula le rocce alpine svetta il supereroe di turno, un re o un generale che pur in mezzo alla battaglia mantiene la compostezza nirvanica e immota dei capelli di Valentino Garavani. E i militi ignoti sotto a fare brechtianamente tutta la fatica, ad arrancare negli angoli del monumento, con la baionetta tra i denti, lo zaino che sta per cedere e con le faccia stravolta. Normale se hai le pallottole asburgiche che sibilano a un centimetro dalle orecchie. Prosegue...

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Giorno Uno, 11 Luglio 2007

luglio 12, 2007 10.30 by Tommaso Labranca

Appena arrivato a Torino, appena entrato in albergo, appena preso possesso della camera ho capito che qualcosa non andava più nelle nostre esistenze. Perché un tempo nemmeno troppo lontano mi sarei avventato sul frigobar, aprendo con cura le bottigliette senza deformare i tappi, svuotandole del contenuto fino a lasciare sul fondo solo un dito di bevanda che avrei poi allungato con acqua a ricreare un effetto "bottiglia-intatta" agli occhi di distratti camerieri al piano.

Oggi invece la prima cosa che ho fatto è stata estrarre dalla borsa il portatile e controllare la presenza di reti WiFi per poter scaricare la posta elettronica.

E il gusto che ho provato collegandomi di frodo a una rete non protetta del vicinato era superiore a quello che mi dava lo svuotare una mignon di cognac, rabboccandola poi con acqua di rubinetto.

Il dubbio mi ha colto solo più tardi, durante il tragitto al Parco della Pellerina dove si sarebbe tenuto il primo evento musicale di Traffic, "Berlin" con Lou Reed. Cosimo, uno degli organizzatori, invitava la ragazza al volante a superare con scioltezza ogni vincolo e barriera di ingresso con l'incitazione "Passa, tanto siamo rock'n'roll". Prosegue...

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