La serata con i Baustelle si apre con un
prologo contry-piemontese: nella luce dorata che investe l'hotel Bugella, avamposto
"on the edge of town" dove il blogger di Traffic si è accampato, come
salta subito fuori, insieme all'entourage della band, c'è una giusta atmosfera
sospesa, come prima di un assalto degli Apache. Intanto girano tutti con i
sandali, che neanche a Porto Cervo. Poi c'è Claudio Brasini, chitarrista dal
capello spaghetti western anni settanta, che spergiura: «Accidenti, ci sarebbe
piaciuto suonare con Patti Smith!», anticipando la serata di Traffic a
Torino, venerdì. Quella sera però i Baustelle saranno a Bergamo. I grattacapi logistici
sono un tormentone anche per loro: «dobbiamo suonare a Benevento a fine mese,
volevano farci andare su a Milano per prendere un volo, ma col cavolo! Pulmino
in Valdichiana, autogrill Montepulciano, e via pedalare!» Intanto, la cortesia di Brasini e del
suo giro risolve un grattacapo logistico al blogger di Traffic: che senza meno
salta a bordo della Mercedes Baustelle, un van bislungo e argentato che si
inerpica su per la collina sopra Biella, e recapita tutti a due passi da Piazza
della Cisterna, dove sta già cantando Robertina. Siamo, qui, al borgo di
Piazzo, parte antica e nobile della città; i camerini della band si trovano nel
palazzo che fu dei principi del Pozzo della Cisterna; il palco è giusto davanti
al palazzo; dietro c'è il babbo di Francesco Bianconi, ci sono roadies e cugini
vari, c'è una voce che gira: i Baustelle hanno in vista una collaborazione
importante (Celentano? Macché. Battiato? La mente vacilla).
Per scrollarsi di dosso l'impressione che
Robertina sia una detentrice di trionfi allo Zecchino d'Oro, bisogna fare un
passo indietro e agganciarsi a Internet, sul sito del giro Subsonica, e vedere
la sua versione di Nessuno. Videoclip sensuale e latticino, che ricorda molto
le visioni di Crialese in Nuovomondo, ma anche (per i più intellò, tipo il
cantante dei Baustelle) la formidabile introduzione di Michel Onfray al suo
manifesto La politica del ribelle, là dove rimembra i suoi trascorsi di
lavorante in un caseificio, e la sua nausèe dinanzi al fromage, ma più ancora
dinanzi al sistema di potere e di sfruttamento. Ma non perdiamo il filo:
Robertina sta duettando con l'intellò dei Baustelle, che le ha regalato una
canzone di cui si è appuntato il testo su un foglietto.
In realtà lui ha qualcosa del Lennon di mezzo,
quello che non si era ancora sganciato dai Beatles ma già si stava emancipando,
a partire dalle basette; il gruppo attorno a lui è efficiente, si riconosce il
chilometraggio della band rodata, ma lui ha quell'alone sospeso, al contempo
distante e molto, molto al centro delle cose. Intanto a incarnare il lato
sensuale della vita ci pensa Rachele Bastreghi, molto power come una Annie
Lennox giovane però con chioma nera lucida.
Maria, ballerina a Campobasso e fidanzata al
seguito del polistrumentista che è di Treviso, habituèe del pulmino della band, fa un ritratto affettuoso di Bianconi, e racconta che "gira sempre con i suoi
foglietti, capace che gli dici una cosa e poi tre giorni dopo quando non ci
pensi più lui torna e ti dice: sai, ci ho pensato, a proposito di quella cosa,
e volevo dirti che". Vabbè. S'inizia con Charlie fa surf, si finisce con
Baudelaire. Ogni ragionevole cosa viene profferta al pubblico di piazza della
Cisterna, che staziona in piazza senza riempirla tutta o si aggira sotto i
portici, dal bar tabacchi (che ha finito la birra) alla Cremeria (dotata,
invece, della sempre ottima Menabrea, l'oro biellese insieme alle stoffe
merinos di Zegna & Co.). Le effusioni sono molto ammodo, però: a vedere
quegli applausi composti, quell'educata richiesta di bis, quelle moderate danze
delle prime file, diresti che questi biellesi sono un po' blasè, o che in
genere vengano qui a suonare i Coldplay o Cristina d'Avena. Però qui siamo nel
salottino buono della città, in cima al suo Parnaso; e a presentarsi sono gli intellò del nuovo canzonettismo
italiano («i gioiellini», dice il bravo presentatore).
Ah, poi c'era questo nel computer, scritto
(sul Sole24Ore) a proposito dei Baustelle all'uscita del loro ultimo cd Amen, lo scorso
febbraio:
Come si conviene a una band di Montepulciano
che ha scelto di chiamarsi con la parola tedesca per «cantiere», tutto è molto
costruito, e anche con cognizione di causa: dagli arrangiamenti multistrato
(molto retrò-cinematografico-canzonettistico-intellò-pop) al meccano di
riferimenti e citazioni che impalca tutti i loro testi, dal tenente Colombo a
Piero Ciampi, da Marx a Dior, passando per Alfredino Rampi e Corso Como. Amano
la tensione del finto-epico, grandi fondali di cartapesta sonora da demolire
con questi testi tra il sardonico e surreale; a volte risultano «too clever by
half» (troppo furbi per il loro bene; il singolo Charlie fa surf vorrebbe
sfottere la banalità pop ma se ne fa contagiare). Ma quando il gioco riesce (in
canzoni come Baudelaire o Il liberismo ha i giorni contati all'ambizione si
affianca una qualità malinconica) costruiscono cose ardite, e originali. Nel
cantiere pop italiano non sono gli omini con la pala: sono architetti ricchi di
Bel Air. È un impressione che dal vivo non viene
stravolta; però, grazie al chilometraggio on the road, acquisiscono in
immediatezza, e il piglio canzonettistico di molti loro pezzi (L'aeroplano o
l'omaggio/plagio di Panico!) prende aria e si trova bene.
Alla fine, però, dal salotto parnassiano
bisogna anche scendere, c'è tutta una metafisica della funicolare e del taxi
biellese che diventano, a mezzanotte, pura astrazione del pensiero. E dunque,
sulle ultime note del concerto il blogger di Traffic si allontana nella notte,
scarpinando sul bell'acciottolato medievale, verso la sua stanzetta contry
piemontese. Senza ansiolitici, senza panico. Ché come prossima tappa ci s'immerge nel gotico torinese dei Massimo Volume, e dell'Officina Grandi Riparazioni trasformata in casa Usher.
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