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Festival
TRAFFIC 

JOURNAL

Giorno 2/ il giorno dopo. Country piemontese. Biella. 8/9 luglio

luglio 9, 2008 09.22 by Pier Andrea Canei

La serata con i Baustelle si apre con un prologo contry-piemontese: nella luce dorata che investe l'hotel Bugella, avamposto "on the edge of town" dove il blogger di Traffic si è accampato, come salta subito fuori, insieme all'entourage della band, c'è una giusta atmosfera sospesa, come prima di un assalto degli Apache. Intanto girano tutti con i sandali, che neanche a Porto Cervo. Poi c'è Claudio Brasini, chitarrista dal capello spaghetti western anni settanta, che spergiura: «Accidenti, ci sarebbe piaciuto suonare con Patti Smith!», anticipando la serata di Traffic a Torino, venerdì. Quella sera però i Baustelle saranno a Bergamo. I grattacapi logistici sono un tormentone anche per loro: «dobbiamo suonare a Benevento a fine mese, volevano farci andare su a Milano per prendere un volo, ma col cavolo! Pulmino in Valdichiana, autogrill Montepulciano, e via pedalare!»  Intanto, la cortesia di Brasini e del suo giro risolve un grattacapo logistico al blogger di Traffic: che senza meno salta a bordo della Mercedes Baustelle, un van bislungo e argentato che si inerpica su per la collina sopra Biella, e recapita tutti a due passi da Piazza della Cisterna, dove sta già cantando Robertina. Siamo, qui, al borgo di Piazzo, parte antica e nobile della città; i camerini della band si trovano nel palazzo che fu dei principi del Pozzo della Cisterna; il palco è giusto davanti al palazzo; dietro c'è il babbo di Francesco Bianconi, ci sono roadies e cugini vari, c'è una voce che gira: i Baustelle hanno in vista una collaborazione importante (Celentano? Macché. Battiato? La mente vacilla).

 

Per scrollarsi di dosso l'impressione che Robertina sia una detentrice di trionfi allo Zecchino d'Oro, bisogna fare un passo indietro e agganciarsi a Internet, sul sito del giro Subsonica, e vedere la sua versione di Nessuno. Videoclip sensuale e latticino, che ricorda molto le visioni di Crialese in Nuovomondo, ma anche (per i più intellò, tipo il cantante dei Baustelle) la formidabile introduzione di Michel Onfray al suo manifesto La politica del ribelle, là dove rimembra i suoi trascorsi di lavorante in un caseificio, e la sua nausèe dinanzi al fromage, ma più ancora dinanzi al sistema di potere e di sfruttamento. Ma non perdiamo il filo: Robertina sta duettando con l'intellò dei Baustelle, che le ha regalato una canzone di cui si è appuntato il testo su un foglietto.

 

In realtà lui ha qualcosa del Lennon di mezzo, quello che non si era ancora sganciato dai Beatles ma già si stava emancipando, a partire dalle basette; il gruppo attorno a lui è efficiente, si riconosce il chilometraggio della band rodata, ma lui ha quell'alone sospeso, al contempo distante e molto, molto al centro delle cose. Intanto a incarnare il lato sensuale della vita ci pensa Rachele Bastreghi, molto power come una Annie Lennox giovane però con chioma nera lucida.

 

Maria, ballerina a Campobasso e fidanzata al seguito del polistrumentista che è di Treviso, habituèe del pulmino della band, fa un ritratto affettuoso di Bianconi, e racconta che "gira sempre con i suoi foglietti, capace che gli dici una cosa e poi tre giorni dopo quando non ci pensi più lui torna e ti dice: sai, ci ho pensato, a proposito di quella cosa, e volevo dirti che". Vabbè. S'inizia con Charlie fa surf, si finisce con Baudelaire. Ogni ragionevole cosa viene profferta al pubblico di piazza della Cisterna, che staziona in piazza senza riempirla tutta o si aggira sotto i portici, dal bar tabacchi (che ha finito la birra) alla Cremeria (dotata, invece, della sempre ottima Menabrea, l'oro biellese insieme alle stoffe merinos di Zegna & Co.). Le effusioni sono molto ammodo, però: a vedere quegli applausi composti, quell'educata richiesta di bis, quelle moderate danze delle prime file, diresti che questi biellesi sono un po' blasè, o che in genere vengano qui a suonare i Coldplay o Cristina d'Avena. Però qui siamo nel salottino buono della città, in cima al suo Parnaso;  e a presentarsi sono gli intellò del nuovo canzonettismo italiano («i gioiellini», dice il bravo presentatore).

Ah, poi c'era questo nel computer, scritto (sul Sole24Ore) a proposito dei Baustelle all'uscita del loro ultimo cd Amen, lo scorso febbraio:

Come si conviene a una band di Montepulciano che ha scelto di chiamarsi con la parola tedesca per «cantiere», tutto è molto costruito, e anche con cognizione di causa: dagli arrangiamenti multistrato (molto retrò-cinematografico-canzonettistico-intellò-pop) al meccano di riferimenti e citazioni che impalca tutti i loro testi, dal tenente Colombo a Piero Ciampi, da Marx a Dior, passando per Alfredino Rampi e Corso Como. Amano la tensione del finto-epico, grandi fondali di cartapesta sonora da demolire con questi testi tra il sardonico e surreale; a volte risultano «too clever by half» (troppo furbi per il loro bene; il singolo Charlie fa surf vorrebbe sfottere la banalità pop ma se ne fa contagiare). Ma quando il gioco riesce (in canzoni come Baudelaire o Il liberismo ha i giorni contati all'ambizione si affianca una qualità malinconica) costruiscono cose ardite, e originali. Nel cantiere pop italiano non sono gli omini con la pala: sono architetti ricchi di Bel Air. È un impressione che dal vivo non viene stravolta; però, grazie al chilometraggio on the road, acquisiscono in immediatezza, e il piglio canzonettistico di molti loro pezzi (L'aeroplano o l'omaggio/plagio di Panico!) prende aria e si trova bene.

 

Alla fine, però, dal salotto parnassiano bisogna anche scendere, c'è tutta una metafisica della funicolare e del taxi biellese che diventano, a mezzanotte, pura astrazione del pensiero. E dunque, sulle ultime note del concerto il blogger di Traffic si allontana nella notte, scarpinando sul bell'acciottolato medievale, verso la sua stanzetta contry piemontese. Senza ansiolitici, senza panico. Ché come prossima tappa ci s'immerge nel gotico torinese dei Massimo Volume, e dell'Officina Grandi Riparazioni trasformata in casa Usher.

 


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Commenti

luglio 9. 2008 09.47

Ti piace la parola "intellò" eh?

Ursula Andress

luglio 9. 2008 11.03

boh. preferisco bordeaux. o al limite borderò.
bonne journée.

Pier Andrea Canei

luglio 9. 2008 19.07

hai ristabilito le gerarchie, prima la Menabrea, di seguito, a distanza, i maglioncini.

GonzoMarino

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novembre 21. 2008 14.47