Purtroppo non ci sono Fujiya & Myagi a
dare un passaggio stile Speed Racer stavolta, quindi tocca pijà er tassì per
corso Appio Claudio, da dove s'imbocca viale del Trigliceride. Tutto grasso che
cola: dopo sei kebab, una mortazza, due salamelle con cipolla e senape, quattro
crepes alla nutella e un numero imprecisato di patatine fritte con maio si
arriva davanti allo stage, al parco della Pellerina. Ehi, ci sono quei martelli
elettronici dei Soulwax! Concerto efficiente, precis, da gentils organisateurs,
tutti di bianco vestiti, che vanno in bianco anche sulla scelta delle luci.
Intanto Alberto Campo sbuca da qualche parte e assicura che chiunque si sia
perso i Battles è un folle: sono il migliore gruppo del mondo, categoria punk progessive. «E mi fa piacere
sapere che Brian Eno è d'accordo con me».
Reduce me seduce me dress me up in Stussy. Tricky regala al pubblico torinese un concerto non facile e la prima
Bond girl del festival: una cantante di rosso vestita, della cui identità
nessuno è certo. Però sembra in palla e sopperisce alle frequenti vacanze
mentali del suo principale, che storicamente si sceglie una musa da cui farsi
affiancare, sul palco e su disco, salvo poi negarle la contitolarità del nome.
Cioè, non è esattamente Tricky & Romina, o Tricky & Patti: però lei
sgobba il doppio di lui (compresa la storica cover di Black Steel dei Public Enemy) e sembra pure contenta.
I torinesi un po' apprezzano la rossovestita
senza nome, un po' se ne fottono della musica. Ogni tanto si lasciano
ipnotizzare e si riavvicinano, attratti dai trucchi di Tricky. Che oscilla tra
momenti punk, momenti trip, momenti di amnesia, e comunque oscilla, come sa
fare lui, in continuazione. In realtà è un animale magnetico di per sé, cambia
registro tra trip hop e punk hop e blues hop, ogni tanto si trascina e delega
la rossovestita all'entertainment rifugiandosi nell'ombra: però è snobbissimo e
prima di andare via senza bis (non che il pubblico pellerino faccia molto per
guadagnarseli) per esempio non elargisce pezzi facili.
Hell is round the corner. Ponderosa.
Aftermath. Tutti i grandi pezzi non li fa, da
prenderlo a botte. Attorno al 1998 il blogger di Traffic era veramente ammirato
dalla figura di Tricky, da poco uscito dal gruppo con cui si era fatto un nome,
i Massive Attack, per farsi i cavoli suoi e seguire una sua vena
tenebrosa-underground che, dopo il debutto-capolavoro di Maxinquaye, lo avrebbe condotto agli inferi di Pre-Millennum Tension (che in verità era molto inferiore, ma teneva alta la mistica del
personaggio). In quel periodo stava perdendo completamente la voce (o almeno,
ne era convinto) e era attaccato alla sua skunk più hydroponica come a una
tetta. O almeno, così dichiarava, in un'intervista senza voce. In confronto
adesso è molto più tonico, tiene il palco, ringrazia, ogni tanto sembra
addirittura sull'orlo della socievolezza, poi torna a rifugiarsi nell'ombra. Ma
questo è esattamente quel che, al blogger di Traffic stasera poco in vena di
contatti umani, fa simpatia.
Arriva mezzanotte, ci sono i due Soulwax in
versione 2Many Djs (sempre gentils e molto organisateurs), si capisce che
potrebbero far sballare tutti fino all'alba anche con il ballo del qua qua, ma
dopo mezzoretta si è fatto tardi. Alberto Campo risbuca dal suo cyberspazio di
deus ex machina e sussurra: «Ahi, c'è il coprifuoco. Tocca andare a farli
spegnere».
La verità? Il
blogger di Traffic è troppo stanco per i Murazzi. Sì, lo sa, è tutto molto
bello, ma è già l'una e dopo qualche ora ha un treno da prendere e un giornale
da chiudere. E poi non vede l'ora di tornare a Torino a vedere i mohicani, gli
apache e i sexpistoleros.
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