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TRAFFIC 

JOURNAL

Giorno dopo giorno 3. Torino: la caduta di casa blogger. 9-10 luglio 08.

luglio 10, 2008 11.50 by Pier Andrea Canei

 

«Scusa, siete dell'organizzazione voi?» Con quella beata sfacciataggine che solo una profonda ignoranza può donare, il blogger di Traffic, appena arrivato in albergo a Torino, scrocca un passaggio a un pezzo di storia del rock alternativo italico: metà dei Massimo Volume. Ossia il chitarrista Egle Sommacal che, posato e cordiale, racconta delle sue esperienze da barman; e la batterista Vittoria Burattini, guidatrice con una certa dose di nervosismo che i vialoni torinesi attizzano, e la voce femmina del navigatore non lenisce. «Ci sono coppie che divorziano, per via dei sistemi di navigazione». Sette anni che non suonano assieme: ci sta anche, sbagliare un incrocio. L'importante è non cannare la destinazione, e difatti dopo un po' si arriva in quel pezzo di archeologia industrial-ferroviaria che risponde al nome di Officina Grandi Riparazioni. Succursale, stasera, di casa Usher. 

 

Le soggettie delle folate di vento, i libri che colano giù dagli scaffali, le batterie di candele che si liquefano lentamente: i gatti che occhieggiano dietro ai pendoli, la polvere dei secoli, annidata ovunque, e ovunque spazzata via dal soffio della tempesta. Era la prima volta di molte visioni per questa Chûte de la maison Usher girata nel 1928 da Jean Epstein (con Luis Buñuel sceneggiatore e aiuto regista). E cadenzata stasera dalla colonna sonora live a cura dei Massimo Volume, che ci mettono fegato, cuore, cervello, chitarre suonate da Mimì con l'archetto, chiodi piantati con la batteria, soffi di timpani e giochi di ombre, a esaltare la tensione allucinata e le qualità psichedeliche del film. 


  Fuori ci sta un mondo di torinesi alternativi e faccie da rive gauche: non siamo al circolo del tennis qui, ognuno lavora sul proprio personaggio. Uno che di casa Usher francamente se ne impippa è Loris, trentenne grande grosso e gentile, nato e cresciuto , di orignie calabrese (i miei sono di Tropea, io non son mai stato) venuto qui per vedere Sghisgo (o qualcosa del genere), un amico che suona. Poco interessato ai racconti di Edgar Allan Poe, Loris ha una sua storia dell'orrore da raccontare. Nel novembre del 2007 è entrato da un paio di settimane come addetto allo stoccaggio gomme per la Pirelli Pneumatici a Settimo Torinese (ma lui dipende da una coop, di cui non fa il nome). Lui guida il muletto: il carrello montacarichi che serve a spostare grossi pallets, o carichi. Non è un novizio: ha già lavorato a Roma «ai concerti», dallo spedizioniere Bartolini a Bologna, e in giro per la Toscana. «Però ero nuovo allo stoccaggio gomme: ero lì da poco, e non è che ti stanno veramente dietro; più che altro ti danno qualche dritta, ti smaliziano». A un certo punto Loris appoggia male un carico di materia prima per pneumatici («sono lingue di gomma, i carichi sono di 800 chili alla volta»), che resta in bilico sul pancale, a due metri di altezza. «E allora è intervenuto il mio capo. Ha detto spostati e si è messo lui ai comandi del muletto: io sono rimasto di fianco, per vedere come si faceva». Fuori dal gabbiotto di protezione Loris segue la manovra del suo capo, che però, cercando di rimettere a posto il carico, lo sbilancia. È un attimo, un cigolìo, un tonfo assordante che si perde nel magazzino; è Loris che intuisce e si scansa («altrimenti il piede sarebbe polverizzato») ma non del tutto. Il peso lo prende di striscio, e gli schianta a terra la vita lavorativa. Da quel giorno è fermo; da fuori si vede una lunga cicatrice e una caviglia molto gonfia; da dentro le sue complicate lesioni ossee hanno già richiesto tre operazioni, e ancora non sa se tornerà a camminare normale. Il lavoro non lo ha perso: sta cercando di farsi risarcire («uno che rimane zoppo a vita, almeno 150 mila euro glieli vogliamo dare?»), sta cercando di tenere lo stipendio, sui mille euro al mese, e sta cercando di capire che lavoro fare senza poter fare fatica. «Magari potrei condurre Striscia la notizia, o almeno fare l'inviato: Antonio Ricci mi piace. Io non ho esperienza, ma la stoffa sì».

 

Vabbene, il blogger di Traffic si è intrippato più su cose extramusicali stasera. Il film, il racconto di Loris, il design delle carceri nuove (stanno proprio di fianco all'Officina Grandi Riparazioni, vale la pena di andare a vedere la mostra Flexibility il fumo, la fame. Quella horror, che si patisce in un posto dove riparavano locomotive, dove regalano emozioni multimediali, dove osano le aquile e i «culture vulture», ma dove non soffriggono le salamelle. La birra, invece, c'è. E c'è pure Fabio Novembre in consolle, dopo un po' per l'avvio di una soirèè elettronico-danzante che raccoglie i non tantissimi reduci di casa Usher. Fabio, ormai iconcina pop che salta fuori da tutte le parti mostra alla Besana, cover di Gq, in caffettano alla boutique di Tom Ford, lancia la festa e schizza via per Milano. Provato, il blogger di Traffic finisce su un taxi che infila vialoni a raffica, finisce a Hiroshima, constata il perdurante nottambulismo di Tricky, richiama un altro taxi e ventisei vialoni dopo si affloscia in hotel come una Madeline Usher qualsiasi, come il ritratto ovale di un pendolare sfinito. 


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Commenti

luglio 10. 2008 12.58

OK IL “TRAFFIC” festival è fantastico !!! gli artisti...FANTASTICI !!! TORINO.....FANTASTICA!!! ETC.ETC.ETC. MA l'organizzazione lascia davvero a desiderare...tutto è a livello internazionale tranne il fatto che tutto appare pensato per la gente di TORINO e basta. Per l'ennesima volta l'italia dimostra la sua provincialità: niente treni speciali, niente navette,nessun posto organizzato per dormire durante il festival; nessun mezzo di trasporto....se non il proprio e poi si continua a fare ipocrisia sulla necessità di ridurre l'uso delle auto, di prevenzione per le morti sulla strada..... e poi per chi viene da fuori Torino che fa???? il messaggio è chiaro: AFFARI SUOI. o si adatta agli orari dei mezzi pensati per i pendolari, oppure... vuoi essere indipendente??? prendi la tua macchina, qualunque euro sia, vai a Torino, spera di parcheggiare (perché naturalmente nessuno a pensato ad organizzare parcheggi appositi), NON BERE NULLA, NON CONSUMARE NULLA, NON STANCARTI, NON FARE TARDI, e poi ritornate a casa cercando di non incappare in velox vari e/o pattuglie zelanti. Oppure???? ancora AFFARI TUOI prova a cercarti un buco x dormire rimasto libero per l'occasione a prezzi non proprio popolari.....
SIAMO PROPRIO IL 3° MONDO DELL'EUROPA !!!!

marco

luglio 10. 2008 13.19

sulle navette so che qualcosa c'è, ma forse solo per il Parco della Pellerina?

hai visto questo?

www.comune.torino.it/gtt/avvisi/urbana214.shtml

spero serva almeno in parte ad attenuare i tuoi disagi. p

Pier Andrea Canei

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gennaio 6. 2009 02.25